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Dove si perde la memoria

La storia antica del Cantico si perde nei racconti dei pochi sopravvissuti spesso uniti da un solo elmento: 350 anni di vita, di passioni, di condivisione...

350 anelli nel tronco dei nostri olivi

Sono 350 i cerchi dei tronchi degli olivi secolari che circondano il Cantico della Natura. 350 anni fa quello spazio di bosco veniva conquistato dal paziente lavoro per diventare uno dei più antichi oliveti del Lago Trasimeno in quello che ai tempi era il Podere della Penna dal nome della cima vicina da cui si scopre, in un solo punto, il Lago e la valle di Perugia con i suoi vetri luccicanti al tramonto.

E' nelle forme di quei tronchi, scavati dal tempo, piegati dal vento che si legge la storia di questo luogo antico dove i ritrovamenti etruschi ne testimoniano la vitalità e l'energia sin da tempi ben più lontani quando Chiusi e Perugia erano tra i luoghi più illustri del regno del "Popolo mistico".

Alberi simbolo di quegli uomini che li hanno curati e ne hanno disegnato nel tempo la forma a loro immagine. Gruppi di pini austeri, il secolare castagneto, tracce di un antico vigneto e un bosco tenue di rossi corbezzoli completano un quadro dove la mano umana è intervenuta con saggezza e creatività.

350 anni di storia di queste mura

E' tra il luccicare argenteo delle foglie che emerge la pietra vivida dell'antico casale ancora integro e dominante quell'angolo di Lago dove S.Savino appare come un presepe. Vista che lascia sospesi e attoniti in quell'attimo che il bosco, dopo aver avvolto i passanti per un lungo tratto li libera al contatto con il riflesso dell'acqua tra cielo e terra.

Il vociferare dei vecchi che vi hanno vissuto riporta dell'esistenza di un piccolo convento di cui nessuno tra i vivi può dare certezza e che ci piace immaginare nel percepire la grande energia spirituale che dalla Madonnina del Monte Penna pervade il Cantico in ogni suo angolo.

Luogo generoso anche di acqua dove l'antica fonte nutriva l'intero borgo di Montesperello ed era punto di sosta dei viandanti e di ritrovo di generazioni di cacciatori e dei loro cani assettati. Luogo di sacrifici dove la distanza da Magione e l'altitudine davano un valore diverso al sudore nei campi di ogni giorno.

350 anni di vita e di emozioni

Il Cantico della Natura noto a tutti nella zona come “Podere Rossi” dal nome della famiglia di agricoltori che più a lungo lo ha abitato nel passato secolo, è testimone di 350 di storia. Storia di famiglie, di nascite e di morti, di gioie e di dolori, di uomini che hanno vissuto questo luogo lasciandosi trasformare e trasformandolo con i loro sentimenti e il loro lavoro.

Dal sangue nobile

E' la Casata Nobile dei Pentini la prima di cui si conserva titolo di proprietà. Famiglia blasonata che trae le origini ed il cognome da Pentina, Città degli Abruzzi, più volte citata tra i nobili negli studi Araldici.

Dopo essersi soffermati in Umbria dove acquistarono numerose proprietà tra cui l'attuale dimora del Cantico della Natura si stabilirono a Roma dove nel 1798 acquistarono un sontuoso palazzo signorile e vissero un elevato grado di splendore nella vita della città.

storia_raniero_pentini Una lapide sepolcrale del 1767 esistente nella Chiesa di S. Nicolò dei Lorenesi di Roma onora la memoria di Filippo Pentini. Francesco Pentini divenne Cardinale diacono di S. Maria in Portico il 16 marzo 1863. Nello stesso periodo la Casata fu decorata del titolo di Marchese. E' al nome di Sante Pentini, nato a Ponteforcione nel 1820 che si lega di più la storia di questo luogo. Il figlio Daniele nacque a Magione nel 1850 e sposò Claudia Zampini.

E' con la proprietà del figlio Raniero nato a Narni il 23 agosto 1883 e sposo di Arsenia Vicarelli, primogenito di 8 figli, che si realizzò l'ampliamento dell'antico casale nella sua forma attuale con la realizzazione, nei primi del ‘900, dell'asse principale e della collegata Casina della Caccia da cui deriva la caratteristica forma a L.

storia_gianfrancesco_pentini Alla sua morte in Ancona, il 16 aprile del 1961, il Cantico fu ereditato dal primogenito Gianfrancesco nato a Magione il 4 maggio 1916 a cui seguì la sorella Delia l'8 novembre 1917.

Stimato medico e chirurgo ottico all'ospedale di Ancona Ginafrancesco Pentini è ancora vivo nella memoria degli abitanti e della moglie Delfa Brighinia come uomo di ampie vedute e profonda sensibilità e generosità, grande amante del luogo e della sua energia nei pochi momenti che la professione gli concedeva. Morto senza figli per regola ereditaria il Podere viene trasmesso alla nipote residente in Roma che subito mette in vendita la proprietà.

Per la Famiglia Pentini il luogo ha rappresentato punto di riposo e di svago, di grandi battute di caccia e cene con gli amici nella Casina della Caccia creata a questo scopo e oggi diventata la suite più prestigiosa anche in loro onore.

Al sudore della pelle

Al loro servizio numerose famiglie di agricoltori hanno visto il nascere dei propri figli tra le mura dell'antico casale e hanno reso fertili le sue terre praticando l'olivicultura, la produzione di cereali, la viticoltura, l'allevamento del bestiame. Rossi Giovanni, abitante del vicino borgo di Montesperello, nato nel casale, figlio minore dei coniugi Rossi, a cui ancora si lega il luogo nella memoria di chi lo frequentò e vi visse momenti importanti.

Stefano Mencaroni ricorda ancora con emozione la sua nascita nella camera posta a nord ovest e Luciano Soldati muratore che in prima persona ha contribuito con passione insieme al figlio Mirco alla ristrutturazione del casale, ricorda con passione di avervi conosciuto la moglie in una delle tante serate passate davanti al camino al suono di un fisarmonica.

Fino ad oggi

Quando Francesco e Monia Micci nel 1999 videro per la prima volta l'azienda agraria e l'antico casale ormai abbandonato da circa 40 anni a seguito della partenza degli ultimi abitanti negli anni '60, rimasero colpiti, oltre che dalla bellissima posizione, dal fascino e dall'energia di quel posto che combina l'austerità delle forme in pietra con la plasticità di un ambiente naturale intatto in un'armonia di colori, di odori e sensazioni sonore che sembrano ripetere nei fruscii del vento tra gli olivi le voci dei Pentini e dei loro uomini.

Dopo due anni impegnati nel recupero dell'intera azienda agraria, nel marzo 2002 si sono avviati i lavori di ristrutturazione del casale seguiti direttamente da Francesco e Monia Micci nella progettazione e nella realizzazione. Il rispetto assoluto delle caratteristiche originarie e l'utilizzo di materiali originali, uniti ai moderni concetti di bioarchitettura e bioedlizia sono i fili conduttori di un sapiente recupero nella logica del restauro.

La nascita di Aurora prima figlia di Francesco e Monia il 3 Luglio 2003 ha segnato l'arrivo del primo ospite e quindi l'avvio a nuova vita per il luogo che da “Podere Rossi” è diventato Il Cantico della Natura in onore della musica dell'Universo, qui così presente, e di uno dei suoi più grandi cantori quale Francesco d'Assisi.

Le voci dei Pentini e dei loro agricoltori , delle loro famiglie, i pianti e le gioie dei loro piccoli a cui abbiamo voluto dare onore mettendo in ogni camera le foto, sono sostituiti dal nuovo corso della famiglia Micci , dai pianti e dalle gioie di Aurora e Alessandro che continuano a dar vita a questo luogo senza tempo.